Prof. Domenico Celestino - Otorinolaringoiatra
Il tappo di cerume
E' una patologia molto frequente su cui i Pazienti hanno idee piuttosto confuse e, per tale motivo, penso sia utile affrontare il problema ancora una volta. In primo luogo, sembra opportuno chiarire che nel condotto si riversano più componenti quali il sebo, il cerume, i detriti della desquamazione dell'epitelio di rivestimento del condotto uditivo, i funghi e i batteri saprofiti. Le ghiandole che secernono il sebo ed il cerume solo localizzate nella cute del terzo esterno del condotto e cioè nell'area in cui sono presenti anche i peli. La funzione protettiva delle secrezioni del condotto è di tipo immunitario contro virus, batteri e funghi ma, al tempo stesso, è diretta al mantenimento dell'acidità della cute, da parte del sebo, ed a salvaguardare il grado di umidità del canale, da parte del cerume. Sebo e cerume sono sprovvisti di gambe e quindi la loro eliminazione è garantita dalle squame cornee dell'epitelio che migrano in permanenza dal centro della membrana fino all'uscita del condotto, impiegando circa tre settimane a coprire i 3 cm del percorso.
Sinusite e rinosinusite
Infatti, almeno nel 90% dei casi, l’infiammazione delle mucose nasali è soltanto il primo passo verso l’estensione al rivestimento dei seni nasali e quindi, per ottenere i migliori risultati, il trattamento dovrebbe essere sempre rivolto ad ambedue le strutture. Gli agenti patogeni causali sono, all’inizio, virus respiratori diversi il cui attacco alla mucosa nasale è favorito dal freddo-umido e dall’inquinamento atmosferico. In un tempo successivo, sulle lesioni prodotte dai virus attecchiscono e si moltiplicano i batteri più comuni delle vie aeree superiori (Pneumococchi, Emofili, Branhamelle, Stafilococchi, ecc). I sintomi della fase virale corrispondono alla congestione della mucosa nasale, agli starnuti e all’aumento delle secrezioni svelati dalla insufficiente pervietà respiratoria, dallo scolo nasale e dalla ipertermia. Il passaggio alla fase batterica è poi segnalato dall’aggravamento dei sintomi iniziali e dal mutamento dei caratteri del secreto che diventa torbido, vischioso e di colore giallo e/o verdastro. Anche il dolore è sempre presente ma con irradiazioni diverse a seconda della localizzazione prevalente della flogosi. All’inizio, e fino a quando esso dipende dall’ostruzione, il dolore è modesto con possibile irradiazione alla radice del naso ed alle arcate sopraciliari. Nei casi in cui si verifichi l’estensione ai seni, la digitopressione accentua il dolore in punti diversi a seconda delle cavità colpite: angolo interno dell’occhio e osso lacrimale nell’etmoidite; pavimento del seno frontale (tetto dell’orbita) nella sinusite frontale; emergenza del nervo sottorbitario e fossa canina nella sinusite mascellare; quando è interessato il seno sfenoidale è impossibile modificare il dolore con la palpazione ma esso viene percepito nel profondo dell’orbita e può irradiarsi al vertice del cranio. Alcune particolarità sono tipiche dei bambini i quali non presentano mai sinusiti mascellari e frontali poiché spesso quelle cavità non si sono ancora formate. Viceversa, nelle prime età, è frequente l’etmoidite che può propagarsi al contenuto dell’orbita. Tra gli aspetti clinici delle rinosinusiti è spesso trascurato quello della durata della fase acuta. Infatti, la risoluzione completa di questa può tardare fino ad otto settimane e, nei piccoli con rinoetmoidite, fino a dodici. Di conseguenza, soltanto quando tali termini vengono superati si potrà parlare di “cronicità” o di guarigione e decidere se procedere o meno ad ulteriori controlli e trattamenti anche dopo l’apparente scomparsa dei sintomi. Le complicanze delle rinosinusiti si distinguono in due gruppi. Nell’uno, di prevalente interesse medico, agli agenti causali ricordati inizialmente si possono associare microrganismi fungini e batteri anaerobi cosicché, quando se ne abbia il sospetto, sarà opportuna l’esecuzione delle relative indagini specifiche. Le complicanze di ordine chirurgico includono le classiche localizzazioni ossee, orbitarie ed endocraniche le quali sono oggi sono meno frequenti ma non meno pericolose. Le più comuni sono le osteomieliti del frontale che si sviluppano con formazione di fistole aperte verso l’esterno, l’orbita o l’endocranio. Le più rare osteomieliti del mascellare prediligono i bambini e conseguono a traumi (anche chirurgici) sull’osso spugnoso delle pareti antero-inferiori del cavo sinusale. A prescindere dal seno colpito, le osteomieliti si propagano per via venosa fino a raggiungere l’endocranio (trombosi settiche dei seni venosi, ascessi sottodurali, meningiti, encefaliti) ovvero l’orbita (cellulite orbitaria, trombosi delle vene oftalmiche) con esiti anche letali e/o in cecità. In pazienti immunodepressi, sono descritte forme fulminanti di encefalite micotica derivanti da sinusiti micotiche ( aspergillosi e mucormicosi). Nonostante i progressi dei trattamenti medici e chirurgici le complicanze endocraniche sono tuttora gravate da una significativa mortalità e ciò impone il più costante impegno terapeutico nel trattamento delle patologie dalla fase iniziale fino al sicuro accertatamento della guarigione. In base a quanto esposto finora, la terapia medica delle rinosinusiti va impostata e condotta fin dal primo insorgere mentre i criteri fondamentali della azione curativa saranno esposti in un successivo articolo. Cosa fare in caso di emorragia nasale (epistassi)
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Le virgolette indicano che il termine “sinusite” sono quello di uso comune anche se, dal punto di vista medico, sarebbe più corretto avvalersi del termine di rinosinusite.
Una situazione che di frequente imbarazza ed allarma chi ne è colpito è rappresentata dalla perdita di sangue dal naso (epistassi). Come ogni altro sintomo, anche l'epistassi riconosce un gran numero di cause ma, qualunque essa sia, è pressoché impossibile che il singolo episodio conduca a morte chi ne è colpito. Peraltro, è ugualmente certo che, in ogni caso, sono indicati l'arresto dell'emorragia e l'identificazione della patologia causale.
Rappresentano un disturbo molto frequente che, come dice il nome, è caratterizzato da ripetuti arresti del respiro nel soggetto che dorme. La sindrome apnoica compare per cause diverse ed in età diverse e rientra nella competenza dello specialista ORL quando le pause del respiro conseguono ad alterazioni anatomiche e/o funzionali delle alte vie respiratorie e cioè del naso e della faringe.
Il termine di “Vertigine" è molto ambiguo e, dal punto di vista del Paziente, corrisponde ad una serie di sensazioni sgradevoli ed invalidanti che vanno dalla rotazione del corpo e dell'ambiente alla instabilità fino alla perdita dell'equilibrio, dalla sensazione di testa vuota o piena all'impressione di galleggiamento. Per di più, la vertigine può essere accompagnata da altri sintomi quali la nausea ed il vomito, il pallore e la sudorazione, la cefalea, le alterazioni della vista e dell'udito, l'ansia, la paura, il panico.